Startup – proposte concrete per farle crescere in Europa

Consegnato a Oettinger lo Scaleup Manifesto, roadmap realizzata dalle principali associazioni di startup e imprenditori Ue per stimolare la fase di scaleup. 

Scaleup - Photo credit: FutUndBeidl via Foter.com / CC BY

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Lo scaleup è la fase successiva al lancio di startup innovative, quella in cui, per intenderci, una startup diventa grande. Un ecosistema che funzioni a dovere, basti pensare alla Silicon Valley, deve saper trasformare le startup – o almeno una parte di quelle avviate – in aziende strutturate (scaleup) capaci di generare exit, profitti per gli investitori.

Quel che manca in Europa è proprio questa fase. L'ha sottolineato anche il commissario europeo per l'Economia e la società digitali Günther Oettinger a marzo: “Ditemi cosa devo fare per aiutare le startup a trasformarsi in scaleup in Europa, e lo faremo insieme”, è l'appello lanciato dal commissario agli stakeholder nel corso del CeBIT, la più importante fiera internazionale dedicata alle tecnologie, software e servizi digitali, che si è tenuta a Hannover.

La risposta non si è fatta attendere: dozzine di associazioni europee di startup e imprenditori di successo – da Alberto Onetti, presidente della fondazione Mind The Bridge, a Geoff Mulgan, amministratore delegato di Nesta, passando per Nils-Erik Jansson, presidente dello European Startup Network - hanno messo a punto lo Scaleup Manifesto, una roadmap in 49 punti, che si concentra su 6 priorità strategiche.

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Completare il mercato unico

Si tratta di un punto di partenza fondamentale per permettere lo sviluppo delle startup europee. Perché? Lo spiegano chiaramente i sottoscrittori del manifesto. Il vantaggio principale dell'ecosistema statunitense non è tanto il regime normativo più chiaro; ciò che rende la Silicon Valley così accattivante agli occhi degli startupper europei sono, piuttosto, le dimensioni e l'apertura del mercato a stelle e strisce. Se hai successo in un punto qualsiasi degli Stati Uniti hai successo in tutto il Paese; se hai successo, ad esempio, in Svezia, dovrai cercare di inserirti e re-inserirti in altri 27 Stati membri. Situazione che nel 2006 ha spinto Spotify, la startup svedese allora appena fondata, a trasferirsi negli USA per passare alla fase di scaleup. Solo quando l'azienda è stata sufficientemente forte da affrontare la complessità di 28 diversi mercati, è tornata in Europa.

Al di là dell'esempio appena citato, il manifesto suggerisce alcune aree in cui il mercato interno dev'essere meglio strutturato per stimolare il passaggio alla fase di scaleup: IVA, copyright, protezione dei dati, identità digitale e i brevetti. Viene poi citato il “test PMI”, che la Commissione europea applica per valutare l’impatto delle nuove politiche e normative Ue sulle imprese di dimensioni ridotte e creare un contesto favorevole alla piccola e media imprenditoria: i firmatari del manifesto propongono di affiancare a quest'ultimo un “test scaleup” per valutare l'impatto delle politiche locali, nazionali ed europee attraverso un dialogo strutturato con le startup e l'imprenditoria.

Mobilitare il capitale

L'obiettivo immediato è chiaro: attirare capitali maggiori verso le startup europee. Per farlo, il manifesto propone innanzitutto di completare l'unione dei mercati dei capitali, attraverso una serie di misure.

I Governi, si legge, dovrebbero adottare e implementare la raccomandazione Ue del marzo 2014 su un nuovo approccio al fallimento delle imprese e all’insolvenza: standard e regole diverse nei Paesi Ue rendono infatti difficile ai potenziali investitori la valutazione dei rischi, in particolare negli investimenti transfrontalieri.

In più, occorre realizzare un sistema di visti per startup e imprenditori e aumentare l'accesso a fonti di finanziamento alternative e al crowdfunding.

Altri interventi dovrebbero andare a migliorare gli incentivi fiscali, e in particolare:

  • le stock option dovrebbero essere tassate al momento della vendita;
  • gli Stati membri dovrebbero seguire l'esempio di Paesi come Italia, Belgio e Cipro, che hanno implementato gli incentivi fiscali adottando soluzioni quali la deduzione per il capitale di rischio (o deduzione degli interessi nozionali), che consiste nel sottrarre fittiziamente dalla base imponibile dell’imposta sulle società gli interessi considerati come remunerazione del capitale proprio della società;
  • i Paesi Ue dovrebbero prevedere incentivi fiscali per gli angel investors.

Infine, il manifesto propone di migliorare l'utilizzo delle risorse pubbliche, rendendo l'EFSI permanente, sviluppando un "fondo di fondi" per incoraggiare l'afflusso di risorse verso il venture capital e gli investimenti in fase di early-stage e applicando la direttiva Ue relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, in particolare transfrontaliere.

Attrarre talenti

Si tratta, da un lato, di ridurre il costo del lavoro (le aziende europee pagano il 41,8% di costi non salariali del lavoro in più rispetto alla media OCSE), dall'altro di impegnarsi ad assumere personale (le startup dovrebbero cioè impegnarsi ad assumere o formare almeno un dipendente). Inoltre, il manifesto chiede di semplificare l'assunzione di lavoratori al di fuori del Paese in cui è localizzata l'azienda e di lavoratori esperti extra-Ue.

Stimolare l'innovazione

L'Europa spende in media 272 miliardi di euro l'anno in ricerca e innovazione, una cifra sufficiente a fare dell'Europa uno dei principali innovatori del mondo, ma che non sempre basta per competere con i principali concorrenti asiatici e nordamericani.

Ma c'è di più: le nuove tecnologie e le innovazioni sono spesso commercializzate prima attraverso le startup, ma gli strumenti di finanziamento europei a volte faticano a coinvolgere tali aziende: solo il 6% di tali imprese, ad esempio, hanno partecipato al Settimo programma quadro per la ricerca Ue. Inoltre, si assiste, in generale, a una resistenza delle autorità nazionali e locali verso modelli di business innovativi, basti pensare agli ostacoli posti a aziende come AirBnb e Uber, osserva il manifesto.

Per stimolare l'innovazione, gli autori propongono:

  • accesso più ampio e costante agli Open Data;
  • utilizzo di strumenti politici sperimentali;
  • accesso ai finanziamenti per ricerca e innovazione da parte di una comunità più ampia, attraverso il coinvolgimento delle startup e delle scaleup nelle decisioni chiave, la semplificazione e integrazione dei partenariati pubblico-privato e l'apertura degli appalti pubblici alle startup;
  • no a divieti per nuovi modelli di business;
  • cooperazione più profonda tra startup e grandi imprese.

Ampliare l'educazione

Mente i tassi di disoccupazione giovanile toccano livelli preoccupanti in alcuni Paesi europei, le aziende Ue lamentano l'assenza di lavoratori esperti nel settore ICT. Un paradosso inaccettabile, che dev'essere colmato migliorando il sistema educativo europeo, e in particolare prevedendo una maggiore formazione imprenditoriale, formando ogni studente in modo che possieda competenze ICT, aprendo i percorsi formativi all'apprendimento permanente e aiutando le startup a sviluppare competenze per lo sviluppo del proprio business.

Monitorare, misurare e valutare

L'ultima raccomandazione riguarda la necessità di un dialogo strutturato tra startupper e politici, che si sviluppi attraverso il monitoraggio della legislazione europea e nazionale, anche attraverso un osservatorio indipendente, e la convocazione di una conferenza annuale di startup, scaleup, unicorni, innovatori e rappresentanti delle autorità.

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Photo credit: FutUndBeidl via Foter.com / CC BY