La proposta della Commissione per la Politica di Coesione post 2020

Corina Cretu - © European Union, 2018/Source: EC - Audiovisual Service/Photo: Lukasz KobusLa Commissione europea presenta la sua proposta di riforma della Politica di Coesione 2021-2027, con un budget di oltre 330 miliardi di euro destinati a tutte le regioni dell'UE. In aumento del 6% la dotazione a disposizione dell'Italia.

La proposta della Commissione per il bilancio UE 2021-2027

Un budget da 330,6 miliardi di euro, destinato a tutte le regioni dell'Unione, con regole più semplici e flessibili e maggiore attenzione ai risultati. Sono le principali novità annunciate dalla Commissione europea, che oggi ha presentato le sue proposte legislative per la Politica di Coesione 2021-2027. Rispetto all'attuale programmazione la Coesione sperimenta un taglio pari a circa il 10% delle risorse, ma nel caso dell'Italia si assiste a un aumento dei fondi europei disponibili.

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Più fondi per l'Italia

I 330,6 miliardi di euro messi a disposizione dal bilancio UE non rappresentano l'intera dimensione del progetto, perché questi fondi attiveranno ulteriori investimenti pubblici e privati grazie all'effetto leva, ha sottolineato il vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen presentando la proposta in conferenza stampa insieme alla commissaria alla Politica regionale Corina Cretu.

Per l'Italia la Commissione propone uno stanziamento di 43,4 miliardi di euro a prezzi correnti (38,5 miliardi a prezzi costanti 2018, contro i circa 36 miliardi del ciclo 2014-2020), grazie all'aggiornamento dei criteri di ripartizione delle risorse tra gli Stati membri. Il criterio del Pil pro capite continua infatti a determinare l'80% dell'assegnazione dei fondi UE, ha spiegato la commissaria Cretu, ma viene integrato con nuovi indicatori che tengono conto del livello di disoccupazione giovanile, dell'impatto dei cambiamenti climatici e dei flussi migratori e del livello di istruzione.

La Politica di Coesione continuerà a rivolgersi a tutte le regioni di tutti gli Stati membri, ha precisato Cretu, confermando la classificazione che distingue le regioni in meno sviluppate, in transizione e più sviluppate. Le autorità competenti a livello locale, urbano e territoriale saranno maggiormente coinvolte nella gestione dei fondi UE, mentre l'aumento dei tassi di cofinanziamento nazionali, secondo la Commissione, contribuirà ad accrescere la titolarità dei progetti finanziati con fondi europei nelle regioni e nelle città.

Le nuove priorità

Tra le maggiori novità della proposta vi è la riorganizzazione degli obiettivi tematici, che da 11 vengono ridotti a cinque:

  • a Smarter Europe, per un'Europa più intelligente, che riunisce i temi dell'innovazione, della digitalizzazione, della trasformazione economica e del sostegno alle PMI;
  • a Greener, carbon free Europe, per un'Europa più verde e meno dipendente dalle fonti fossili, collegato all'attuazione dell'Accordo di Parigi e agli investimenti per la transizione energetica e il contrasto ai cambiamenti climatici;
  • a more Connected Europe, per un'Europa più connessa, relativo agli investimenti nelle reti strategiche digitali e nei trasporti;
  • a more Social Europe, per un'Europa più sociale, che sostiene l'attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali e gli investimenti per la formazione, l'occupazione, l'accesso alla sanità, ecc;
  • a Europe closer to citizens, per un'Europa più vicina ai cittadini, a supporto delle strategie sviluppate a livello locale e dell'agenda urbana.

La maggior parte delle risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo di Coesione (FC) andrà ai primi due obiettivi, cui gli Stati membri dovranno destinare tra il 65 e l'85% delle risorse dei due fondi, a seconda delle condizioni di partenza.

In linea con quanto previsto nelle proposte sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, inoltre, il FESR e il Fondo di Coesione dovranno contribuire all'obiettivo di destinare almeno il 25% della spesa UE alla lotta ai cambiamenti climatici.

Semestre europeo e revisione di medio termine

La Commissione ha previsto un maggiore allineamento tra Politica di Coesione e Semestre europeo, per rafforzare la coerenza tra tutte le Politiche UE, e una revisione di medio termine per fare in modo che le risorse siano allocate sempre sulla base delle esigenze effettive.

Questo significa che al momento dell'adozione dei programmi operativi 2021-2027 solo le allocazioni relative al periodo 2021-2024 verranno assegnate a specifiche priorità, mentre nel 2025 si avrà una riprogrammazione sulla base della revisione di medio termine che condurrà a definire le allocazioni per ciascuna priorità relative al biennio 2026-2027.

Le riprogrammazioni dovranno essere effettuate tenendo conto della situazione socio-economica aggiornata degli Stati membri e delle regioni, delle sfide identificate nelle raccomandazioni per paese adottate nell'ambito del Semestre europeo nel 2023 e nel 2024, dei risultati dell'aggiustamento tecnico e dei progressi rispetto ai performance framework dei programmi operativi.

In questo contesto i Paesi UE potranno decidere di trasferire risorse da una priorità all'altra nell'ambito di uno specifico fondo, senza necessità di passare per il via libera formale di Bruxelles, entro il limite del 5% del budget di ciascuna priorità. 

Gli Stati membri dovranno però rendere conto alla Commissione UE circa il contributo dei programmi nel dare seguito alle Country-Specific Recommendations e l'Esecutivo UE potrà proporre al Consiglio la sospensione dei pagamenti nei confronti dei Paesi che non adottano misure adeguate nel contesto di eventuali procedure per squilibri macroeconomici eccessivi.

In caso di disastri naturali, infine, una norma specifica permetterà di mobilitare immediatamente le risorse della Politica di Coesione.

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Il ruolo delle città

Secondo la Commissione, molte delle sfide dell'Unione, dall'integrazione dei migranti alla lotta all'esclusione sociale, possono essere meglio affrontate a livello delle città e delle aree metropolitane. Da qui la decisione di destinare il 6% delle risorse FESR agli investimenti per lo sviluppo urbano sostenibile e quella di prevedere uno strumento apposito, la European Urban Initiative, per la cooperazione tra le città negli ambiti tematici dell'Agenda urbana dell'UE (immigrazione, qualità dell'aria, povertà, transizione energetica, ecc).

In linea con il quinto obiettivo tematico inoltre, la Commissione supporterà ulteriormente le stategie sviluppate a livello locale nella forma degli Investimenti territoriali integrati e mediante lo Sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD).

Il sostegno alla cooperazione interregionale

Per stimolare la cooperazione interregionale e transfrontaliera la Commissione ha previsto la possibilità che, nell'ambito di tutti i cinque obiettivi tematici, le regioni possano utilizzare parte dei propri fondi per finanziare progetti da realizzare ovunque in Europa insieme ad altre regioni. In pratica, Bruxelles punta a portare il valore aggiunto dei programmi Interreg in tutti i programmi della Politica di Coesione. I programmi Interreg, in ogni caso, contribuiranno a beneficiare delle risorse FESR, per un totale di 9,5 miliardi di euro.

La Commissione ha anche proposto la creazione di un nuovo strumento, denominato Interregional Innovation Investments, che permetterà alle regioni con asset analoghi nelle rispettive Strategie di specializzazione intelligente di ricevere supporto finanziario per lavorare insieme a progetti congiunti di valore aggiunto europeo in settori chiave come i big data, la bioeconomia e la manifattura avanzata.

Un manuale unico per tutti i fondi UE

Diverse misure proposte dall'Esecutivo mirano ad accelerare la spesa, principalmente attraverso la semplificazione amministrativa, ma anche mediante un maggiore ricorso agli strumenti finanziari.

Un unico manuale, più breve e snello, regolerà il funzionamento di tutti i sette fondi europei implementati attraverso la gestione condivisa (FESR, FSE, FC, FEASR, FEAMP, FAMI e Fondo per la sicurezza interna e la gestione delle frontiere) e faciliterà la comprensione delle regole di accesso ai finanziamenti da parte delle Autorità di gestione e audit dei programmi e dei beneficiari.

In questo modo la Commissione punta anche a stimolare le sinergie tra i diversi strumenti, che potranno concorrere più facilimente al finanziamento degli stessi progetti. Inoltre, gli Stati membri potranno scegliere di trasferire parte delle risorse ricevute nell'ambito della Politica di Coesione al programma InvestEU che verrà presentato in dettaglio il 6 giugno.

Le altre novità in tema di gestione dei fondi UE

Ulteriori semplificazioni riguardano l'ambito dei controlli, con il rafforzamento del principio della revisione contabile unica al posto della ripetizione di più verifiche, mentre per i pagamenti si prevede l'erogazione dei fondi sulla base dei risultati e non solo del rispetto dei criteri amministrativi.

Gli Stati membri potranno inoltre accelerare la partenza dei programmi, confermando le Autorità di gestione e audit già designate per la programmazione 2014-2020, e nel caso dei Paesi UE con sistemi di gestione e controllo particolarmente affidabili e con bassi tassi di errore la Commissione potrà affidarsi maggiormente alle procedure di verifica messe in atto a livello nazionale.

Ridotte, inoltre, le condizionalità ex ante, che scendono a una ventina, circa la metà rispetto alla programmazione 2014-2020, con quattro condizioni trasversali relative agli aiuti di Stato, agli appalti pubblici, alla Carta europea dei diritti fondamentali e alla Convenzione delle Nazioni Unite per le persone con disabilità.

Per quanto riguarda il disimpegno automatico la Commissione ha proposto di abbandonare la regola n+3 applicata nella programmazione 2014-2020 e di tornare alla regola del n+2, per cui gli aiuti tornano al bilancio UE se non vengono spesi entro la fine del secondo anno successivo a quello di assegnazione.

> Le proposte della Commissione per la Politica di Coesione 2021-2027

Corte Conti UE, le priorità per la semplificazione

Proprio al tema della semplificazione è dedicato il documento di riflessione pubblicato ieri, alla vigilia della presentazione delle proposte della Commissione, dalla Corte dei Conti europea.

Cinque le priorità individuate dalla Corte, per rendere meno complesso il funzionamento dei fondi UE:

  • l'introduzione di norme semplici, chiare e stabili e l’armonizzazione delle norme dei vari fondi e programmi;
  • la semplificazione dell'attuale struttura gestionale dei programmi operativi, che oggi conta oltre 390 programmi e circa 1.400 Autorità di gestione e audit;
  • il superamento dei problemi relativi alla sovraregolamentazione, il cosiddetto “gold plating” che aggiunge ulteriore complessità alla normativa UE con le disposizioni approvate a livello di Stati membri, e l’inefficienza amministrativa nella selezione dei progetti e nel monitoraggio dei programmi;
  • la diffusione delle opzioni semplificate in materia di costi e di altre misure basate sul rispetto di determinate condizioni e su una maggiore attenzione alle performance;
  • la promozione dell'efficienza e dell’efficacia dei controlli, con linee guida a livello UE circa portata e frequenza delle verifiche e maggiori sforzi da parte degli Stati membri per superare la necessità di presentare più volte la stessa documentazione.

Secondo la Corte, i princìpi guida per la semplificazione della Coesione 2021-2027 devono essere corredati di una strategia ben definita, con un approccio strutturato basato su elementi probatori, senza compromettere i progressi già realizzati nella programmazione 2014-2020.

Post-2020 delivery of Cohesion Policy

© European Union, 2018/Source: EC - Audiovisual Service/Photo: Lukasz Kobus

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