Politica Coesione – PE, garantire fondi europei a regioni meno sviluppate

Parlamento europeoAggiornato il 13 marzo 2018 La plenaria del Parlamento europeo chiede di confermare il sostegno della Politica di Coesione alle regioni europee in ritardo di sviluppo anche nel bilancio UE post 2020.

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La Politica di Coesione deve continuare ad essere una priorità per l'Unione europea e deve poter contare su risorse finanziarie adeguate anche nel Quadro finanziario pluriennale post 2020. E' questo il messaggio della relazione a cura dell'eurodeputata Pd Michela Giuffrida, approvata dalla plenaria del Parlamento europeo, con 488 voti a favore, 90 contrari e 114 astensioni, dopo l'ok incassato dalla commissione Sviluppo regionale a febbraio.

Al centro della relazione ci sono le regioni in ritardo di sviluppo, tra cui quelle del Mezzogiorno d'Italia, in cui la Politica di Coesione è decisiva per sostenere gli investimenti e lo sviluppo e contrastare la disoccupazione, ha spiegato Giuffrida commentando il voto. Tra le priorità, ha aggiunto l'eurodeputata, vi sono l'accesso al credito delle PMI e la ricerca di soluzioni 'ad hoc' per le crisi specifiche che interessano le regioni meno sviluppate.

"E’ necessario individuare un nuovo e più bilanciato equilibrio tra politica di Coesione e politica economica europea per evitare che le Regioni in ritardo di sviluppo siano addirittura penalizzate da condizionalità e vincoli che si trasformano in strumenti punitivi proprio per quei territori che dovrebbero essere i primi destinatari del supporto della UE", ha concluso Giuffrida.

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Le regioni in ritardo di sviluppo

Nell'aprile 2017 la Commissione europea ha pubblicato un report sulla competitività delle regioni in ritardo di sviluppo nell'Unione europea.

Il rapporto si concentrava su 47 regioni appartenenti ad otto Stati membri classificandole come:

  • regioni a bassa crescita, con un PIL vicino alla media UE, ma con tassi di crescita più bassi (è il caso delle regioni meno sviluppate di Italia, Grecia, Portogallo e Spagna),
  • regioni a basso reddito, con un PIL ancora molto basso ma che hanno registrato un trend di crescita molto positivo (regioni localizzate in Bulgaria, Ungheria, Polonia e Romania).

Attualmente circa un europeo su sei vive in una di queste regioni, per un totale di 83 milioni di abitanti, di cui 32 milioni nelle regioni a basso reddito e 51 milioni in quelle a bassa crescita.

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Politica Coesione decisiva negli anni di crisi

Gli effetti della crisi economica e finanziaria sono stati particolarmente pesanti, soprattutto per le regioni europee con i più bassi livelli di crescita, che sono state penalizzate dagli sforzi di consolidamento di bilancio e dalla conseguente contrazione degli investimenti pubblici. In molti casi la Politica di Coesione dell'UE è stata la principale fonte di finanziamento della spesa pubblica e ha permesso di contenere l'impatto della crisi, anche se i vincoli di bilancio hanno rappresentato un freno agli investimenti da parte delle regioni.

Per gli eurodeputati, quindi, la Politica di Coesione dovrebbe continuare ad essere una priorità dell'Unione ed essere finanziata con risorse adeguate, nonostante la pressione sul bilancio UE, che nel periodo 2021-2017 è chiamato ad affrontare nuove priorità, oltre alle politiche tradizionali.

Affinché la Politica di Coesione possa creare sviluppo e occupazione, però, il meccanismo della condizionalità macroeconomica dovrebbe essere riformato per evitare che gli investimenti siano messi a rischio proprio in quei territori con le maggiori difficoltà strutturali.

Sinergie tra fondi UE e strategie su misura

Per migliorare l'efficacia dei fondi europei, secondo il testo approvato dal PE, nell'orizzonte post 2020 sarebbe opportuno migliorare la complementarietà tra i fondi europei e attrarre capitali privati mediante un maggiore uso degli strumenti finanziari.

Inoltre, gli eurodeputati chiedono a Commissione e Stati membri di costruire strategie, programmi e azioni su misura per le diverse regioni in ritardo di sviluppo, tenendo conto delle disparità e delle differenti sfide che ciascuna si trova ad affrontare.

Inoltre, il PE chiede di continuare ad investire nell'educazione e nella formazione, essenziali per migliorare i livelli di disoccupazione tra i giovani residenti in queste regioni. Prioritari anche i temi delle facilitazioni per l'accesso al credito da parte delle imprese e del sostegno alle attività produttive, con particolare attenzione a quelle nei settori del turismo sostenibile e dell'agricoltura e nel campo dell'economia circolare.

Infine, non bisogna dimenticare l'obiettivo della qualità della capacità amministrativa, che deve essere migliorata in molte di queste regioni, a cominciare dal Sud Italia.

Relazione sulle regioni in ritardo di sviluppo nell'Unione europea   

Photo credito: Diliff

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