Detassazione Premi produttivita': boom al Nord

Detassazione Premi produttivitàE' il Nord a usufruire maggiormente della tassazione agevolata dei premi di risultato. Secondo i dati del Ministero del Lavoro, solo il 22% dei contratti aziendali e territoriali depositati e il 24% di quelli tuttora attivi fanno riferimento a imprese del Centro-Sud.

Agenzia Entrate - chiarimenti su detassazione premi di risultato

Sono 39.287 i contratti aziendali e territoriali depositati dalle aziende al 14 novembre, di cui 16.367 tuttora attivi. Il Ministero del Lavoro pubblica i dati aggiornati sull'andamento dei premi di produttività, ricavati dalla procedura per il deposito telematico attivata con il decreto interministeriale del 25 marzo 2016.

Premi produttivita' – oltre 28mila contratti aziendali e territoriali depositati

Le agevolazioni fiscali e contributive per i premi di produttività

La Legge di Stabilità 2016 ha previsto una tassazione agevolata, con imposta sostitutiva del 10%, per i premi di risultato e le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa, entro il limite di 2mila euro lordi (2.500 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro) in favore di lavoratori con redditi da lavoro dipendente fino a 50mila euro.

A seguito della pubblicazione del decreto interministeriale del 25 marzo 2016, relativo alla detassazione dei premi di produttività, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha reso disponibile la procedura per il deposito telematico dei contratti aziendali e territoriali.

La Legge di Bilancio 2017 ha poi aggiornato il regime di detassazione dei premi di risultato e la disciplina dell’opzione per il cosiddetto 'welfare aziendale' previsti dalla Legge di Stabilità 2016, aumentando da 2mila a 3mila euro - e da 2.500 a 4mila euro nel caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro - l’ammontare dei premi soggetti ad imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle relative addizionali nella misura del 10%. Inoltre, la manovra ha ampliato la platea dei destinatari della misura, innalzando da 50mila a 80mila euro la soglia massima di reddito da lavoro dipendente di cui devono essere titolari i soggetti beneficiari nell’anno precedente a quello di percezione dei premi.

Il decreto-legge n. 50-2017 ha invece modificato la normativa riguardante la tassazione agevolata dei premi di risultato introducendo anche una decontribuzione degli stessi entro il limite generale di 3mila euro e con riferimento ad una quota dei premi di risultato non superiore a 800 euro.

Nello specifico, la normativa prevede:

  • una riduzione, pari a venti punti percentuali, dell'aliquota contributiva IVS a carico del datore di lavoro;
  • l'esclusione di ogni contribuzione a carico del dipendente;
  • la corrispondente riduzione dell'aliquota di computo per il calcolo del trattamento pensionistico.

I premi interessati alla riduzione contributiva sono quelli erogati da datori di lavoro privati ai lavoratori subordinati, qualunque sia la tipologia contrattuale e la modalità di svolgimento del rapporto (part-time, intermittente, tempo determinato, somministrazione, apprendistato).

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L'analisi dei contratti depositati

Alla data del 14 novembre 2018 sono state compilate 39.287 dichiarazioni di conformità redatte secondo l’articolo 5 del decreto ministeriale del 25 marzo 2016. Di queste, 16.367 dichiarazioni di conformità si riferiscono a contratti tuttora attivi, in particolare 13.352 riferite a contratti aziendali e 3.015 a contratti territoriali.

Il 78% dei contratti è stato depositato da aziende del Nord, il 16% del Centro e il 6% del Sud, mentre analizzando il settore di attività economica emerge come il 58% delle dichiarazioni si riferisca ai Servizi, il 40% all’Industria e il 2% all’Agricoltura e guardando alla dimensione aziendale risulta che il 52% ha un numero di dipendenti inferiore a 50, il 33% ha un numero di dipendenti maggiore uguale di 100 e il 15% compreso fra 50 e 99.

Se ci si concentra sulle 16.367 dichiarazioni di conformità che si riferiscono a contratti tuttora attivi, la concentrazione al Nord si attesta al 76%, al Centro si arriva al 17% e al Sud al 7%. In testa alla classifica per numero di contratti attivi si posizionano Lombardia (4.529), Emilia-Romagna (2.737) e Veneto (2.032), seguite da Piemonte (1.559), Lazio (1.237) e Toscana (1.125).

Quanto al settore di attività economica i contratti attivi riguardano per il 59% i Servizi, per il 40% l'Industria, per l'1% l'Agricoltura, mentre per dimensione aziendale il 51% si riferisce ad aziende con numero di dipendenti inferiore a 50, il 34% a imprese con numero di dipendenti maggiore o uguale a 100 e il 15% con numero di dipendenti compreso fra 50 e 99.

Dei 16.367 contratti attivi, infine, 12.885 si propongono di raggiungere obiettivi di produttività, 9.709 di redditività, 7.840 di qualità, mentre 2.302 prevedono un piano di partecipazione e 7.553 prevedono misure di welfare aziendale.

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